Guidare da un capo all’altro di Islay richiede meno di un’ora. Eppure, le distillerie che incontri lungo la strada producono whisky che sembrano venire da mondi diversi: il fumo pesante e medicinale di Ardbeg non ha quasi nulla in comune con il profilo più morbido e marittimo di Bunnahabhain, che si trova a una ventina di chilometri di distanza. Quando sei lì in mezzo capisci che “whisky torbato scozzese” non è una categoria, è un punto di partenza.
Islay è il riferimento scozzese per questi whisky, ma la torba è usata anche nelle altre regioni scozzesi. Ci sono distillerie nelle Highlands, sulle Isole e a Campbeltown che usano la torba in modo completamente diverso, con risultati altrettanto interessanti. Ho scritto questa guida per orientarsi tra regioni e stili, capire cosa distingue davvero un torbato dall’altro e da dove ha senso iniziare.
Perché la Scozia e la torba vanno di pari passo
La torba è stata per secoli l’unico combustibile disponibile in molte zone della Scozia. Si usava per riscaldarsi, per cucinare, e inevitabilmente anche per essiccare il malto d’orzo durante la produzione del whisky. Non era una scelta stilistica: era quello che c’era.
Col tempo, quando il carbone e altri combustibili divennero accessibili, molte distillerie abbandonarono la torba. Alcune però la mantennero, per tradizione o per distinguersi. Ed è da quella scelta che nasce tutta la varietà che vediamo oggi: distillerie che torbano l’orzo in modo massiccio, altre che ne usano pochissima, altre ancora che alternano produzioni torbate e non torbate sulla stessa linea.
La quantità di torba usata nell’essicazione si misura in PPM (parti per milione di fenoli nel malto). Un whisky con 5-10 ppm è appena torbato; sopra i 30 ppm inizia a farsi sentire; sopra i 50 ppm siamo nel territorio dei torbati intensi. L’Octomore di Bruichladdich supera regolarmente i 100 ppm. Se vuoi approfondire cosa significa questo numero e come si traduce nel bicchiere, l’articolo dedicato al PPM nel whisky torbato è un buon riferimento.
Il dato interessante è che la Scozia produce whisky torbato in quasi tutte le sue regioni, ma con stili molto diversi. La geografia conta: il tipo di torba varia da zona a zona, e l’influenza marina cambia il profilo in modo significativo.

Islay
Islay è un’isola di circa 3.200 abitanti e nove distillerie attive. Il rapporto distillerie-per-abitante è probabilmente imbattibile. Il whisky che si produce qui è famoso per il suo carattere marino, affumicato e spesso medicinale, ma dire “stile Islay” come se fosse una cosa sola è una semplificazione che non regge a un confronto diretto tra le etichette.
La costa sud-est, con Ardbeg, Lagavulin e Laphroaig vicine tra loro, esprime lo stile più intenso e riconoscibile. Il resto dell’isola racconta storie diverse.
Ardbeg
Ardbeg è probabilmente la distilleria di Islay più seguita dagli appassionati di tutto il mondo, con una comunità di fan che si rinnova a ogni release speciale. Il suo stile è fumo intenso con note di catrame, agrumi e vaniglia, un equilibrio che la rende difficile da replicare. L’Ardbeg 10 anni è la bottiglia da cui partire; il Wee Beastie a 5 anni è più grezzo ma immediato. La distilleria ha una produzione vivace di edizioni limitate, molte riservate ai membri del Committee. La guida completa alla distilleria Ardbeg approfondisce storia, core range e cosa aspettarsi da ogni bottiglia.

Ardnahoe
La più recente tra le distillerie di Islay, aperta nel 2019. La filosofia produttiva punta su fermentazioni lunghe e distillatori a collo di cigno tra i più alti dell’isola, che tendono a produrre un distillato più leggero e fruttato rispetto ai vicini del sud. I primi single cask di 5 e 6 anni usciti finora hanno convinto molti appassionati: il profilo è delicato, con frutta e torba in equilibrio, lontano dagli stili più aggressivi della costa meridionale. Una distilleria giovane, ma già con una sua voce riconoscibile.

Bowmore
Bowmore è la distilleria più antica di Islay (fondata nel 1779) e si trova nel centro dell’isola, affacciata sul Loch Indaal. Il profilo è quello che viene spesso descritto come “classico Islay equilibrato”: torba presente ma non dominante, note floreali, frutta e un sottofondo marino. Il Bowmore 12 anni è la bottiglia più diffusa della gamma, adatta a chi si avvicina ai torbati senza voler partire dagli stili più estremi.

Bruichladdich
Bruichladdich è un caso a parte. La distilleria produce sotto tre range distinti con filosofie diverse: il Bruichladdich classico, spesso non torbato o leggermente torbato, orientato alla frutta e alla complessità delle botti; il Port Charlotte, che si colloca intorno ai 40 ppm con uno stile marino più deciso; e l’Octomore, la linea di super-torbati che supera abitualmente i 100 ppm e che rappresenta uno degli esperimenti più radicali nel panorama del whisky scozzese. Tre prodotti diversi, una sola distilleria.

Bunnahabhain
Bunnahabhain sorprende chi si aspetta il solito torbato intenso di Islay. La maggior parte delle sue produzioni è non torbata, con un profilo nocciolato, marino e dolce che la avvicina più a certi Highlands che ai vicini del sud dell’isola. Esiste però anche una linea torbata, la Mòine, che usa malto a circa 35-40 ppm: il fumo c’è, ma si integra con la frutta secca e il carattere salino tipico della distilleria in modo più morbido rispetto agli stili della costa meridionale. La distilleria si trova nella parte nord-orientale dell’isola, e il negozio in loco è tra i più forniti di Islay per edizioni speciali e single cask.

Caol Ila
Caol Ila è la distilleria di Islay con la maggiore capacità produttiva, gran parte della quale finisce nei blend di Diageo, primo fra tutti lo Johnnie Walker. Come single malt è rimasta a lungo nell’ombra dei vicini più famosi, ma negli ultimi anni ha guadagnato attenzione tra gli appassionati. Il profilo è affumicato con note di frutta secca, pepe e olio: meno medicinale di Laphroaig, meno estremo di Ardbeg. Il Caol Ila 12 anni è una delle bottiglie con il miglior rapporto qualità-prezzo di tutta Islay. Se non l’hai mai assaggiato in parallelo con Lagavulin 16 e Ardbeg 10, il confronto tra i quattro classici di Islay vale la pena di essere fatto.

Kilchoman
Kilchoman è l’unica vera farm distillery di Islay: produce, maltifica e imbottiglia tutto sull’isola, inclusa una parte dell’orzo coltivato direttamente in loco. Aperta nel 2005, è la più recente tra le distillerie consolidate. Il profilo è fruttato e affumicato, con una giovinezza che nei batch migliori diventa un pregio. Il Machir Bay è il core range più diffuso; il 100% Islay è l’etichetta che usa esclusivamente orzo coltivato e maltificato in distilleria. La guida alla distilleria Kilchoman approfondisce le singole etichette e la filosofia produttiva.

Lagavulin
Lagavulin è forse il nome più conosciuto fuori dalla cerchia degli appassionati, complici anni di esposizione mediatica. Nick Offerman, l’attore di Parks & Recreation, ne è un fan dichiarato e ha contribuito a portare il brand a un pubblico molto più ampio. Il Lagavulin 16 anni è il riferimento: fumo profondo, note di sherry, mare e tabacco, con una struttura che regge benissimo il lungo invecchiamento. È un whisky per chi vuole capire cosa può diventare un torbato con il tempo e le botti giuste. La Distillers Edition con finitura in Pedro Ximenez aggiunge dolcezza e complessità. La guida completa alla distilleria Lagavulin è disponibile per chi vuole approfondire.

Laphroaig
Laphroaig divide. Le note medicinali, di iodio e quasi di disinfettante che caratterizzano il suo stile sono esattamente quello che i fan cercano e quello che tiene lontani tutti gli altri. Il Laphroaig 10 anni è la bottiglia da cui partire, disponibile anche in versione Original Cask Strength con gradazioni che superano il 55% vol. Il Càirdeas, rilasciato ogni anno in occasione del Feis Ile, è l’edizione limitata più attesa dalla comunità di appassionati. Laphroaig è anche la distilleria con il programma Friends of Laphroaig, che assegna ai soci un piccolo appezzamento simbolico di terreno sull’isola.

Port Ellen
Port Ellen è una storia a parte. La distilleria originale ha chiuso nel 1983 ed è rimasta silenziosa per decenni, diventando nel frattempo una delle etichette più ricercate e costose del mercato secondario. Nel 2023 è stata riaperta da Diageo dopo un lungo restauro: i primi whisky della nuova era richiedono ancora anni di maturazione, ma le aspettative sono alte. Per ora, chi vuole bere un Port Ellen deve ancora orientarsi sulle release storiche, a prezzi che riflettono tutto il peso del mito.
Le Isole (esclusa Islay)
Le isole scozzesi producono whisky torbati con un carattere diverso da Islay: l’influenza marina è spesso presente, ma la torba tende a essere meno fenolica e più “dolce” nel profilo finale.
Talisker, sull’isola di Skye, è il punto di riferimento. Il suo whisky ha un fumo più caldo e pepato, con note di mare e una speziatura che lo rendono riconoscibile anche in degustazione alla cieca. Il Talisker 10 anni è una delle bottiglie più versatili tra i torbati, adatta anche a chi viene da stili più delicati.
Highland Park, sulle Orcadi, usa una torba locale con caratteristiche uniche: l’erica che cresce in queste zone dà al malto note floreali e dolci che non trovi altrove. I whisky di Highland Park sono torbati ma mai aggressivi, con una complessità che si apprezza maggiormente sulle etichette con più anni di invecchiamento.
Jura, l’isola vicina a Islay, produce principalmente whisky non torbato. La linea Prophecy è l’eccezione: un torbato a circa 40 ppm, affumicato e con una maturazione in botti di vino rosso che lo rende più rotondo e meno marino rispetto ai classici di Islay. Non è tra le etichette più facili da trovare in Italia, ma vale conoscerla per capire quanto possa essere diverso un torbato prodotto a pochi chilometri da Islay.
Highlands
Nelle Highlands la torba non è la regola, ma le eccezioni valgono la pena di essere conosciute, e sono più numerose di quanto si pensi.
Ardmore, nell’Aberdeenshire, è probabilmente la distilleria highland più orientata al torbato: la maggior parte della sua produzione usa malto torbato, e gran parte finisce nei blend. Come single malt il profilo è terroso, con note di miele, mela cotta e un fumo asciutto che non ricorda Islay nemmeno lontanamente. Il Ardmore Legacy è la bottiglia più accessibile della gamma.
Clynelish, nel Sutherland, è tecnicamente non torbata, ma ha un carattere waxy e ceroso così marcato che si comporta in modo simile a certi torbati nelle degustazioni alla cieca. Vale la pena conoscerla per capire come la complessità aromatica non dipenda sempre dalla torba.
GlenDronach ha rilasciato nel corso degli anni diverse edizioni torbate, fuori dal suo profilo standard di sherry-bomb non torbata. Non sono facili da trovare, ma segnalano che la curiosità per la torba in Speyside e dintorni non è solo una moda recente.
Old Pulteney, a Wick, è un’altra distilleria highland con un carattere marino molto pronunciato, dovuto alla posizione costiera. Non è una torbata nel senso classico, ma il fumo leggero presente in alcune edizioni e la salsedine la rendono interessante per chi esplora stili alternativi a Islay.
La torba delle Highlands ha una composizione diversa da quella di Islay: meno alghe marine nell’ecosistema, più erica e vegetazione continentale. Il risultato è un fumo più asciutto e terroso, che in molti casi si integra meglio con le note di frutta e miele tipiche delle maturazioni highland.
Campbeltown e Speyside
Campbeltown, nella penisola di Kintyre, era un tempo la capitale del whisky scozzese con decine di distillerie attive. Oggi ne rimangono tre. Springbank è quella che interessa di più agli appassionati di torbati: produce tre etichette con livelli diversi di torba. Il Springbank classico è leggermente torbato; l’Hazelburn è non torbato; il Longrow è il torbato intenso della gamma, con un profilo che ricorda certi Islay ma con una sua identità precisa, più terrosa e speziata. Springbank è anche una delle pochissime distillerie scozzesi che maltifica ancora internamente una parte significativa dell’orzo.
La Speyside è tradizionalmente la regione dei single malt fruttati, floreali e non torbati. Esistono però alcune eccezioni: BenRiach produce da anni una linea torbata che ha attirato attenzione per la qualità delle maturazioni, spesso in botti non convenzionali. Non è il primo posto dove cercare un torbato, ma vale conoscerlo se si vuole un’alternativa lontana dall’immaginario di Islay.
Come cambia la torba da regione a regione
Il livello di PPM racconta solo una parte della storia. Due whisky con lo stesso contenuto fenolico possono risultare completamente diversi a seconda di dove è stata estratta la torba, di come è stata usata e di come ha invecchiato.
Islay è la regione con la torba più “marina”: le brughiere sono vicine al mare, ricche di alghe decomposte, e questo si traduce in note iodate, medicinali e saline che non trovi nelle zone continentali. A questo si aggiunge l’influenza dell’aria marina durante l’invecchiamento, che penetra nelle botti nei magazzini affacciati sull’oceano.
Le Isole (Skye, Orcadi) hanno una torba più dolce e floreale, con meno iodio e più erica. Il fumo che ne deriva è più rotondo, meno aggressivo.
Le Highlands usano una torba continentale, più terrosa e asciutta. Il fumo tende a restare in secondo piano rispetto ad aromi di miele, frutta secca e spezie, e spesso si integra meglio con maturazioni lunghe in botti di sherry.
Campbeltown ha uno stile a sé: la salsedine è presente, ma il fumo ha una qualità diversa da Islay, più waxy e meno medicinale.
Capire queste differenze aiuta a scegliere con più precisione e a non restare sorpresi quando un torbato “nuovo” non assomiglia a quello che si beveva di solito.
Da dove iniziare: una bottiglia per ogni stile
Se sei ai primi assaggi e vuoi capire cosa ti piace, queste cinque bottiglie coprono gli stili principali senza richiedere un budget eccessivo.
Per il torbato marino classico parti dal Caol Ila 12 anni: fumo pulito, frutta secca, nessuna aggressività. È il modo più onesto di capire cosa offre Islay senza partire dagli stili più estremi. Si trova stabilmente sotto i 50 euro.
Per il torbato medicinale e intenso il riferimento è il Laphroaig 10 anni: iodio, fumo, note quasi farmaceutiche. O ti prende subito o capisci che preferisci qualcosa di più delicato. Non esiste via di mezzo.
Per il torbato strutturato e invecchiato il Lagavulin 16 anni è difficile da battere: il fumo è presente ma la complessità dello sherry e degli anni di maturazione lo rendono qualcosa di diverso da tutti gli altri. Siamo intorno agli 80 euro, una fascia di prezzo che qui ha senso.
Per il torbato delle Isole il Talisker 10 anni è la bottiglia giusta: pepe, fumo caldo, mare senza iodio. Funziona anche come introduzione per chi viene da whisky non torbati.
Per il torbato non Islay, non Isole lo Springbank Longrow è la scelta più interessante: Campbeltown, terroso, speziato, con una personalità che non assomiglia a nessun altro. Non è semplicissimo da trovare, ma vale la ricerca.
Se stai ancora costruendo il tuo orientamento tra i torbati, la lista dei migliori whisky torbati da comprare nel 2025 e la selezione dei whisky torbati sotto i 50 euro sono due buoni riferimenti per allargare la ricerca.
Le regioni scozzesi del whisky torbato non si equivalgono, e la differenza non è solo una questione di intensità. È il tipo di torba, il territorio, la tradizione produttiva e le scelte di maturazione che costruiscono lo stile finale. Islay è il punto di partenza inevitabile, ma fermarsi lì significa perdersi una buona fetta del quadro. Se vuoi un confronto pratico tra quattro dei classici, ti consiglio l’articolo su Ardbeg 10 vs Laphroaig 10 vs Lagavulin 16 vs Caol Ila 12.
