Suntory Global Spirits ha comunicato che le squadre operative delle sue due distillerie di Islay, Bowmore e Laphroaig, verranno accorpate in un unico team. Contestualmente è stato avviato un programma di uscite volontarie per il personale operativo che ritenga il nuovo assetto non adatto alle proprie esigenze. L’azienda precisa che non sono previste chiusure: la distillazione continuerà in entrambe le sedi e l’impegno su Islay resta “strategico”.
È una notizia che fa rumore, perché tocca due marchi simbolo della torba. Però, letta nel contesto attuale del whisky scozzese, non può sorprendere troppo: più che un “allarme rosso”, somiglia a un aggiustamento industriale in una fase in cui diversi gruppi stanno cercando di riallineare produzione, stock in maturazione e domanda reale.
Cosa è stato annunciato
Il punto chiave è il passaggio a un “single operations team” fra Bowmore e Laphroaig. Secondo quanto riportato da più testate di settore, l’obiettivo dichiarato è gestire la produzione in modo più sostenibile ed efficiente, in linea con la domanda di lungo periodo, e bilanciare la distillazione con l’inventario in maturazione.
Sul fronte lavoro, il programma è descritto come volontario e non come una procedura di licenziamenti obbligatori. È un dettaglio importante, perché separa due scenari molto diversi: una riorganizzazione “di struttura” contro una riduzione forzata dettata dall’emergenza.
Perché non era attesa, ma non è un fulmine a ciel sereno
Guardando Islay dall’esterno, la narrativa dominante degli ultimi anni è stata: investimenti, nuove aperture, turismo in crescita, edizioni speciali. Ed è vero. Ma la produzione di Scotch è un mestiere a inerzia lunga: si distilla oggi per vendere tra anni, spesso tra molti anni. Quando la domanda rallenta o cambia mix (meno volume, più premium), prima o poi emergono scelte di pianificazione.
In questo senso, l’annuncio di Suntory suona come un tentativo di “tornare in assetto di crociera”: proteggere la continuità dei brand, evitare eccessi di stock, e rendere l’operatività più flessibile senza intaccare l’esistenza dei siti produttivi.
C’è anche un altro fattore di contesto, più ampio: a febbraio 2026 la Scotch Whisky Association ha pubblicato i dati export 2025, indicando una leggera flessione in valore e un calo più netto in volume (con impatti rilevanti su alcuni mercati). Non è “la” causa di una decisione aziendale, ma è uno dei segnali che raccontano una fase meno euforica rispetto al post-pandemia.
Islay continua ad aprire e rilanciarsi: cosa è davvero “nuovo” sull’isola
La parte interessante (quasi curiosa, a questo punto), per chi segue Islay, è proprio la convivenza di due dinamiche: razionalizzazioni da un lato, nuovi progetti e riaperture dall’altro.
Port Ellen è tornata
Port Ellen ha riaperto il 19 marzo 2024 e oggi è di nuovo visitabile con tour ed esperienze (con disponibilità annunciata a partire dai mesi successivi alla riapertura). È un ritorno che pesa più sul piano simbolico e turistico che su quello dei volumi immediati, ma rafforza l’idea di Islay come “destinazione” oltre che come origine. A me, comunque, non fa impazzire l’approccio, ne abbiamo parlato qui.
Portintruan: lavori in corso, obiettivo distillare nel 2026
Elixir Distillers, con Portintruan, indica che i lavori sono “ben avviati” e che l’aspettativa è iniziare a distillare nel 2026. Dopo uno stop del cantiere nel 2024 legato al fallimento dell’impresa di costruzioni ISG, i lavori sono ripartiti nel 2025 con Morris & Spottiswood subentrata per portare avanti il progetto. Ad oggi, la finestra comunicata dal progetto resta quella del 2026 per l’avvio della distillazione.
Laggan Bay: ci siamo quasi
Laggan Bay è un altro tassello importante. La distilleria, sviluppata sullo stesso nuovo sito di Islay Ales a Glenegedale, è ormai abbastanza avanti da comparire nel programma ufficiale del Fèis Ìle 2026 con una giornata dedicata e orari da open day. Questo segnala un passaggio concreto verso l’operatività e l’accoglienza, anche se i dettagli su cosa verrà effettivamente presentato (tour, degustazioni, eventuale new make) dipenderanno dal programma completo degli eventi.
Gartbreck (Chivas Brothers): progetto ancora solo annunciato
Chivas Brothers ha annunciato i piani per la sua prima distilleria su Islay a Gartbreck. È un progetto che completa il “portfolio geografico” del gruppo e che, per posizionamento, punta anche sull’idea di sostenibilità e impatto sul territorio.
Razionalizzazioni e nuove aperture: due tempi dello stesso ciclo
L’apparente contraddizione tra razionalizzazioni e nuove aperture è reale solo in parte. Le due dinamiche convivono perché rispondono a tempi diversi: la gestione del personale e della capacità produttiva è una leva “di breve”, mentre una distilleria nuova è una scommessa pluriennale che spesso arriva a maturazione quando il mercato ha già cambiato passo. Molti progetti nati o accelerati negli anni del boom, con tassi bassi, domanda forte e una spinta anomala durante e dopo il Covid, oggi si trovano a entrare in scena in una fase più prudente. È il classico sfasamento del whisky: si decide quando l’onda sale, si inaugura quando l’onda si è già appiattita.
C’è poi un secondo elemento, meno romantico e più industriale: a un certo punto non è più semplice “tornare indietro”. Quando il capitale è già immobilizzato in impianti, opere civili, contratti e autorizzazioni, fermarsi può essere più costoso che finire. In questi casi l’apertura non è per forza la prova di ottimismo, ma può diventare una strategia di contenimento del rischio: completare, avviare con cautela, costruire stock lentamente e appoggiarsi a turismo ed esperienza per attraversare la fase, mentre i grandi gruppi ottimizzano l’esistente per non ritrovarsi sovraesposti. Letta così, Islay non racconta una storia “tutta crescita” o “tutta crisi”, ma un passaggio di ciclo in cui investimenti lunghi e aggiustamenti immediati si sovrappongono, e non sempre con esiti scontati.
