Ogni anno Bruichladdich rilascia quattro espressioni di Octomore. La Series 16, presentata a inizio 2025, è quella di cui si parla qui. Gradazioni vicine ai 60% vol., livelli di torba tra i più alti al mondo, prezzi che partono dai 160 euro. Sotto, però, ci sono due distillati distinti: 16.1 e 16.2 partono dallo stesso orzo torbato a 101,4 PPM, 16.3 e 16.4 da un orzo diverso torbato a quasi il doppio. La differenza tra i due numeri di ogni coppia la fanno le botti.
La logica della serie
Octomore nasce dall’idea che alta torbatura e giovane età possano funzionare insieme. Bruichladdich non filtra a freddo, non aggiunge coloranti e imbottiglia vicino alla gradazione di botte. Cinque anni di invecchiamento in un contesto simile produrrebbero un single malt giovane e grezzo: il punto è che la torba ad alta concentrazione, su un distillato fatto bene, regge bene anche a 5 anni.
La serie si divide in due coppie. La .1 e la .2 usano lo stesso distillato: orzo Concerto scozzese torbato a 101,4 PPM, 5 anni di invecchiamento. La differenza è la botte: ex-bourbon di primo riempimento per la .1, legno europeo per la .2. La .3 e la .4 partono invece dall’orzo di Church Field, un singolo campo vicino alla distilleria, torbato a un PPM quasi doppio. Stesso principio: stessa base, botti diverse.
Le botti di primo riempimento hanno già ceduto gran parte dei loro composti al whisky precedente, quindi modificano poco il distillato: la torba rimane in primo piano. Le botti europee di sherry, vino e quercia intervengono in modo più marcato, aggiungendo dolcezza e struttura al profilo.
Octomore 16.1
La 16.1 usa orzo Concerto al 100%, maltato a 101,4 PPM e invecchiato 5 anni in botti di primo riempimento di ex-bourbon. Gradazione: 59,3% vol. Prezzo indicativo: circa 160 euro.
È l’espressione più fedele al distillato: le botti intervengono poco, la torba lavora quasi da sola. Note ufficiali: caramello salato, melone e albicocca in apertura, poi cioccolato, cocco e una trama minerale e affumicata nel finale. Per chi non conosce Octomore, è probabilmente da qui che ha senso iniziare: è il profilo base della serie, senza variabili aggiunte dalla botte.
Octomore 16.2
La 16.2 parte dallo stesso distillato della 16.1 (101,4 PPM, 5 anni) ma cambia tutto il percorso: botti di Oloroso e Bordeaux nella fase principale, poi un passaggio finale in botti di Madeira e Moscatel. Gradazione: 58,1% vol. Prezzo indicativo: circa 170 euro.
Quattro tipi di botte su uno stesso distillato: il profilo guadagna strati di dolcezza rispetto alla 16.1. Note ufficiali: caramello bruciato, frutta secca, affumicatura più morbida. Avrebbe senso assaggiarla dopo la 16.1: il distillato è lo stesso, e il confronto rende evidente quanto cambia il legno europeo.
Octomore 16.3
La 16.3 cambia la base di partenza. L’orzo viene da Church Field, un singolo campo all’interno della storica Octomore Farm vicino alla distilleria, poi maltato a Inverness. È la più torbata della serie: 189,5 PPM per questa annata, quasi il doppio rispetto alla coppia 16.1/16.2.
Matura in botti di bourbon, Sauternes e Pedro Ximénez. Gradazione: 61,6% vol. Prezzo indicativo: circa 220 euro.
Il profilo cambia da un’annata all’altra più delle altre espressioni: l’orzo viene dallo stesso campo ma il raccolto è diverso ogni anno, e con esso il PPM e i caratteri del malto. È la bottiglia più interessante da seguire nel tempo : è anche quella dove il terroir entra in modo più diretto nel profilo, cosa non comune per un torbato a questa età.
Octomore 16.4
La 16.4 condivide la base della 16.3 (189,5 PPM, orzo Church Field) ma segue un percorso di maturazione diverso: prima botti di secondo riempimento di ex-bourbon, poi quercia francese vergine con tostatura media. Gradazione: 62,6% vol.
La distribuzione è limitata: disponibile solo tramite l’e-commerce ufficiale di Bruichladdich e direttamente in distilleria, il che la rende più difficile da trovare rispetto alle altre tre. Il prezzo è paragonabile alla 16.3 o leggermente superiore. La quercia vergine aggiunge tannini e struttura che non si trovano nelle altre espressioni, ma può risultare più secca e meno equilibrata per chi è abituato alle finiture classiche.
In pratica
Octomore è una serie cara per la giovane età delle bottiglie: chi cerca complessità data dall’invecchiamento lungo troverà di più altrove a parità di prezzo. Il punto qui è la torba e la filosofia produttiva di Bruichladdich, non gli anni in botte. Chi cerca la complessità che viene dall’invecchiamento lungo trova di più su un Lagavulin 16: stesso ordine di prezzo, sedici anni di botte.
Per chi non conosce la serie, la 16.1 è probabilmente la scelta più sensata: a circa 160 euro è la meno costosa e mostra il profilo base senza l’apporto del legno europeo. Chi è alle prime armi con i whisky torbati in generale può leggere prima la guida ai whisky torbati per principianti.
Chi vuole capire cosa fa il legno europeo sullo stesso distillato, la 16.2 è il confronto diretto: stesso orzo, stesso PPM, botti completamente diverse. A circa 170 euro, la differenza di prezzo rispetto alla 16.1 è contenuta.
Se il budget non è un problema, la 16.3 vale i 220 euro: PPM più alto, storia agricola specifica dietro ogni bottiglia, e il profilo che cambia di più da un’annata all’altra.
La 16.4 è per chi conosce già la serie. La distribuzione limitata la rende meno accessibile, e il profilo con quercia vergine è il più imprevedibile delle quattro.
La 16.1 è probabilmente la migliore per chi non conosce la serie. La 16.2 mostra cosa fa il legno europeo sullo stesso distillato. La 16.3 è quella che, annata dopo annata, vale la pena tenere d’occhio. Per chi vuole allargare il confronto ai torbati di Islay, i cinque whisky torbati premiati da provare sono una lista da cui partire.
