Approfondimenti

Laphroaig: guida alla distilleria

Laphroaig è una distilleria di single malt scozzese, sulla costa meridionale di Islay, a pochi minuti da Port Ellen. Produce dal 1815 e il suo profilo è probabilmente il più immediato di tutta l’isola: torba medicinale, iodio, salsedine, una nota che ad alcuni ricorda cerotto. L’acqua viene dal Kilbride Dam, sulle colline sopra la distilleria, la torba dai bog locali, e il risultato di questa combinazione è un whisky che si riconosce subito, anche per chi ha poca esperienza con i torbati.

Il Warehouse Tasting di Laphroaig è il tour che mi è rimasto più impresso, più di qualunque altro sull’isola. Alla fine del percorso tra i magazzini, il tasting si conclude riempiendo una bottiglia da 0,2l direttamente dalla botte, da portare a casa. Quella bottiglia è probabilmente il whisky migliore che ho in casa.

Le origini (1815, 1954)

Laphroaig è stata fondata nel 1815 dai fratelli Donald e Alexander Johnston, contadini di Islay che producevano whisky come attività secondaria alla coltivazione. Il nome, in gaelico, significa “la bella insenatura nella grande baia”, e descrive con precisione il sito scelto: una piccola baia protetta, con accesso diretto al mare per caricare i barili e ricevere le botti vuote.

Nel 1836 Donald Johnston muore in un incidente all’interno della distilleria, annegando in una vasca di vinacce fermentate. La distilleria passa al figlio Dougald, poi attraversa vari passaggi di proprietà nella seconda metà dell’Ottocento, coinvolgendo le famiglie Hunter e Mackay. Nel 1908 diventa proprietà di Ian Hunter, che la guida per oltre trent’anni e la porta alla notorietà internazionale, soprattutto sul mercato americano prima del Proibizionismo.

Il personaggio che trasforma la storia di Laphroaig nel Novecento è Bessie Williamson. Arriva nel 1934 come segretaria temporanea di Ian Hunter, resta, impara la produzione, e quando Hunter si ammala gravemente la gestione operativa ricade su di lei. Hunter le lascia la distilleria nel testamento: nel 1954 Bessie Williamson diventa proprietaria di Laphroaig, prima donna a dirigere una distilleria di Scotch whisky. La sua gestione dura fino al 1972, con la vendita a Seager Evans.

Da Seager Evans a Suntory (1972, oggi)

Dopo la vendita del 1972, Laphroaig passa attraverso una serie di acquisizioni: Seager Evans, poi Long John International, poi Whitbread, poi Allied Distillers nel 1989. È durante gli anni di Allied che arriva il riconoscimento più importante nella storia della distilleria: nel 1994 il Principe Carlo conferisce a Laphroaig il Royal Warrant, il sigillo reale della Casa Reale britannica. Laphroaig è tuttora l’unico single malt a detenerlo, e la dicitura “By Appointment to H.R.H. The Prince of Wales” compare ancora sulle etichette.

Nel 2005, con lo smembramento del portafoglio Allied Domecq, Laphroaig entra nella galassia Beam. Nel 2014 la fusione tra Beam e Suntory Holdings dà vita a Beam Suntory, oggi ribattezzata Suntory Global Spirits. È la stessa holding che controlla Bowmore, Auchentoshan e Ardmore, e che nel 2025 ha centralizzato alcune funzioni operative tra Laphroaig e Bowmore sull’isola.

Produzione e stile

Laphroaig è una delle poche distillerie scozzesi a mantenere ancora i floor maltings interni: grandi pavimenti dove l’orzo germina e viene girato a mano con pale prima di essere essiccato. Questi maltings coprono circa il 20% del fabbisogno di malto della distilleria, il resto viene acquistato da malterie esterne. L’essiccazione con torba locale, eseguita internamente, è parte di ciò che tiene il profilo ancorato a quello che era cinquant’anni fa.

Il malto usato da Laphroaig viene torbato a circa 40 PPM, un livello fenolico che colloca la distilleria nel registro dei torbati pesanti, paragonabile ad Ardbeg ma con un’impronta diversa nel bicchiere. La differenza rispetto ad Ardbeg non è nella quantità di torba, ma nel tipo di profilo che ne risulta: Laphroaig punta sul lato medicinale e iodato, Ardbeg su un affumicato più secco e carbonizzo. Il confronto tra i quattro classici di Islay aiuta a mettere a fuoco queste differenze nel bicchiere.

La distilleria lavora con 7 alambicchi, tre wash still e quattro spirit still, di forma insolita: i wash still hanno un collo corto e bombato, i spirit still sono più alti e stretti. Questa combinazione favorisce una distillazione con meno riflusso e più ritenzione dei composti pesanti, il che spiega in parte la densità del profilo. La fermentazione avviene in washback di legno di larice, con tempi mediamente più lunghi rispetto alla media di settore, a favore di una maggiore complessità fruttata sotto la torba.

malting floor della Laphroaig
Il malting floor della Laphroaig

Il core range

Laphroaig 10 anni (40% vol.) è il riferimento canonico della distilleria e la bottiglia più utile per capirne lo stile. Torba medicinale in primo piano, iodio, sale, vaniglia da ex-bourbon e un finale asciutto con scia di cenere. Non è una bottiglia complessa nel senso in cui lo sono i lunghi invecchiamenti, ma è quella che trasmette l’impostazione della distilleria. Qui c’è una recensione dedicata.

Laphroaig Quarter Cask (48% vol.) è il 10 anni con un passaggio finale in quarter casks, botti di dimensioni ridotte che accelerano il contatto legno-distillato. Il risultato è più corpo, più vaniglia e toffee, una dolcezza più marcata che non cancella la torba ma la integra in un profilo più caldo. La gradazione più alta si sente: è la bottiglia del core range con più peso in bocca.

Laphroaig Oak Select (40% vol., già commercializzato come Select) è l’espressione più accessibile della gamma. Maturazione in più tipologie di botte, profilo più rotondo e meno spigoloso. La torba c’è ma è meno aggressiva, il che lo rende più semplice da avvicinare per chi non è abituato al registro medicinale. Non è la bottiglia più interessante del core range, ma ha senso come porta d’accesso.

Laphroaig Triple Wood (48% vol.) aggiunge un terzo passaggio in botti di rovere europeo dopo ex-bourbon e quarter casks. Il profilo diventa più speziato e leggermente più scuro, con frutti secchi e qualcosa di tannico che bilancia la torba. È la versione più articolata del core range standard.

Laphroaig Lore (48% vol.) è il NAS della gamma, pensato come sintesi dello stile della distilleria. Usa distillati di varie età e botti diverse. Il profilo è più denso e stratificato rispetto al 10 anni, con una maggiore persistenza al finale. È anche la bottiglia più costosa del core range: intorno ai 70-80 euro in Italia, contro i 45-55 del 10 anni.

Laphroaig 10 Cask Strength è l’imbottigliamento a gradazione piena del 10 anni, senza riduzione e senza filtrazione a freddo. Esce a batch, con gradazione variabile intorno ai 58-60% vol. a seconda del batch. È la versione più onesta del 10 anni sul piano tecnico: più intensa, più oleosa, più densa. Se hai già dimestichezza con il profilo Laphroaig, è la bottiglia successiva da prendere. Il confronto tra 10 anni, Quarter Cask e Oak Select chiarisce le differenze nel bicchiere tra le tre espressioni base.

Friends of Laphroaig

Il Friends of Laphroaig è uno dei club distilleria più longevi e più copiati del settore: nasce nel 1994, lo stesso anno del Royal Warrant. L’iscrizione è gratuita e dà diritto a una parcella di terreno sull’isola, simbolica (circa 30×30 cm), registrata a nome del socio. Ogni socio può rivendicarla durante una visita a Islay.

Il ritiro fisico della parcella avviene alla distilleria. Il “canone d’affitto” che Laphroaig corrisponde è un bicchierino di whisky, consegnato con una piccola cerimonia. Non vale nulla in termini economici, ma è il tipo di cosa che rimane.

I soci hanno anche accesso anticipato a release dedicate e prezzi riservati su alcune edizioni limitate, in particolare sulla Càirdeas annuale. Il livello di privilegio concreto è cambiato nel tempo, con qualche critica negli ultimi anni sul fatto che l’accesso prioritario sia diventato meno vantaggioso rispetto alle origini. Resta comunque un sistema strutturato, con release che escono regolarmente in versione riservata ai soci prima della distribuzione generale.

Filosofia delle botti

L’impianto base di Laphroaig è costruito sull’ex-bourbon: barrique di rovere americano già usate per bourbon, che cedono vaniglia, cocco e note dolci senza coprire la torba. È la botte più coerente con il profilo medicinale della distilleria, e tutte le espressioni del core range partono da qui.

I quarter casks sono il secondo strumento principale: botti più piccole del solito, con un rapporto superficie-volume più alto, che accelerano l’estrazione. Laphroaig le usa per il Quarter Cask e come passaggio intermedio nel Triple Wood. Il risultato è più vaniglia, più dolcezza e un profilo più fuso rispetto alla versione affinata solo in barriques standard.

Le finiture sono usate soprattutto nelle release annuali e speciali. La Càirdeas del 2026 usa rovere francese al 100% al 52,6% vol.: una scelta insolita per una distilleria costruita sull’americano. Negli anni passati la Càirdeas ha usato botti di porto, sherry oloroso, quarter casks e varie combinazioni. Chi vuole capire come queste scelte si inseriscono nello stile Islay più in generale, può partire dalla guida alle regioni e distillerie del whisky torbato scozzese.

Release speciali e mercato

La Càirdeas è l’uscita annuale per eccellenza di Laphroaig: ogni anno una formula diversa, ogni anno legata ai Friends of Laphroaig, ogni anno annunciata con qualche mese di anticipo tramite le etichette depositate al TTB. La Càirdeas French Oak 2026 è attesa tra estate e autunno, con maturazione interamente in rovere francese e gradazione al 52,6% vol. Il prezzo stimato si colloca in genere tra i 70 e i 90 euro in Italia, a seconda del canale.

La Archive Collection è una serie inaugurata nel 2023 che attinge a distillati storici. La seconda uscita, nel 2026, è un 38 anni del 1985 maturato in ex-bourbon con un passaggio finale in sherry oloroso di secondo utilizzo, imbottigliato al 41,3% vol. e limitato a 400 bottiglie. Prezzi e disponibilità sono fuori dalla portata del mercato di consumo ordinario: queste bottiglie esistono principalmente per il collezionismo e le aste.

La Wall Collection è la serie ultra-premium. La Rope Edition del 2026 è un 39 anni che prende il nome dalla corda usata per isolare i magazzini storici della distilleria. Produzioni molto ridotte, prezzi nell’ordine dei 1.000 euro o più. Le release Laphroaig di grande invecchiamento mantengono valori stabili in asta, senza le oscillazioni speculative che caratterizzano certe serie di Ardbeg o Bruichladdich.

Nel 2026 Laphroaig ha annunciato anche una collaborazione con l’attore Willem Dafoe, battezzata Bold Spirit. Il progetto prevede contenuti multimediali e una release collegata. I dettagli sulla bottiglia non sono ancora stati resi pubblici al momento della stesura di questa guida.

Oggi e domani

Laphroaig è sotto la gestione di Suntory Global Spirits (il rebrand di Beam Suntory del 2023). Nel 2025 la holding ha avviato una centralizzazione delle funzioni operative tra Laphroaig e Bowmore, due distillerie geograficamente vicine e sotto lo stesso proprietario. Nella pratica, questo significa team condivisi su alcune aree produttive e logistiche. L’impatto diretto sul profilo del whisky non è ancora misurabile.

La capacità produttiva è stata espansa negli ultimi anni con l’aggiunta di alambicchi. Laphroaig cresce in volume: la domanda del brand tiene, e il mix di un core range accessibile, una serie annuale legata ai Friends e release speciali per il collezionismo regge bene. Come sempre quando una distilleria scala, la domanda è se il profilo tiene nel lungo periodo. Al momento non ci sono segnali che qualcosa stia cambiando nel bicchiere.

Laphroaig ha un profilo che non cambia a seconda di chi lo beve. È medicinale, iodato, marino, e rimane tale anche nelle versioni più raffinate o nei lunghi invecchiamenti. Chi parte da qui e trova il registro compatibile tende a restarci. Se stai ancora capendo dove ti collochi tra i torbati di Islay, la guida ai whisky torbati per principianti aiuta a orientarsi. Se invece stai già dentro il profilo Laphroaig e stai scegliendo quale bottiglia prendere, il confronto tra 10 anni, Quarter Cask e Oak Select chiarisce le differenze principali.

Francesco De Val

Appassionato di whisky torbati, ha visitato Islay per tre anni di fila.

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