Stessa costa, due firme opposte. Lagavulin e Laphroaig stanno a un paio di chilometri l’una dall’altra sulla costa sud di Islay, prendono il malto torbato dalle stesse Port Ellen Maltings e vendono le loro bottiglie di riferimento filtrate a freddo. Poi divergono su tutto il resto: il Lagavulin 16 è un whisky al 43% con sedici anni di botte e un profilo affumicato e marino, con una dolcezza scura di miele e frutta secca; il Laphroaig 10 è un whisky al 40% di dieci anni, medicinale e iodato, costruito sulla botte ex-bourbon. In Italia il primo costa tra 70 e 95 euro, il secondo tra 34 e 45.
Specifiche a confronto
| Lagavulin 16 | Laphroaig 10 | |
|---|---|---|
| Gradazione | 43% | 40% |
| Età | 16 anni | 10 anni |
| PPM malto | ~35 (Port Ellen Maltings) | ~40 (floor maltings propri per circa il 20%, il resto da Port Ellen) |
| Botti | Ex-bourbon + quota ex-sherry | Ex-bourbon americano |
| Imbottigliamento | Filtrato a freddo, colorante aggiunto | Filtrato a freddo |
| Lancio | 1988 (Classic Malts Selection) | Inizi 1900 |
| Disponibilità | Sempre disponibile | Sempre disponibile |
| Naso | Fumo di torba compatto, cenere fine, alghe, iodio e roccia bagnata; poi malto, vaniglia, miele scuro e caramello; con aria tabacco dolce, cuoio, legno, spezie e frutta secca | Torba immediata con registro medicinale netto: iodio, alghe, sale marino, poi vaniglia e legno chiaro; dopo 10 minuti limone più definito e dolcezza tipo toffee o miele chiaro |
| Palato | Ingresso caldo e rotondo, torba avvolgente che non morde; malto, toffee, vaniglia, poi una parte secca e speziata, quasi pepata; la nota marina resta come filo conduttore | Ingresso asciutto e affumicato, salinità che dà struttura; vaniglia, caramello, liquirizia leggera e pepe bianco; meno denso delle versioni cask strength |
| Finale | Lungo, affumicato, torna su cenere e spezia; dolcezza delicata di vaniglia e caramello con note amare e secche di legno e cacao | Medio, più secco che dolce: cenere, sale, scia medicinale persistente, ritorno di liquirizia e amaro da legno |
| Prezzo Italia | 70-95 euro online | 34-45 euro online, promo intorno a 32 |
| Prezzo UK | £79,95 (The Whisky Exchange) | £39-42, in promo vicino a 31 |
| Prezzo US | ~$85-105 | ~$45-55 |
| Voto | 87/100 | 84/100 |
Cosa hanno in comune
Tutte e due sono distillerie della costa di Kildalton, il tratto a sud-est di Port Ellen dove il whisky di Islay ha il carattere più pieno e salmastro. Lagavulin usa il malto delle Port Ellen Maltings, l’impianto di Diageo a Port Ellen, torbato intorno ai 35 ppm, e distilla lentamente: circa cinque ore per la prima distillazione. Laphroaig è una delle poche distillerie scozzesi che conserva i floor maltings interni, dove l’orzo viene girato a mano e torbato in loco, con la torba della distilleria: coprono circa il 20% del fabbisogno, il resto arriva anche qui da Port Ellen, con una torbatura intorno ai 40 ppm.
Le due bottiglie di riferimento condividono anche il lato meno apprezzato dagli intenditori: sono entrambe filtrate a freddo e imbottigliate sotto il 46%, il Lagavulin 16 con colorante dichiarato. Sono i due core range più venduti della costa sud, disponibili ovunque, con prezzi che oscillano molto tra canale e canale. Da qui in poi le strade si separano: età, botti e carattere del fumo.
Il Lagavulin 16 al 43%
Il Lagavulin 16 è in gamma dal 1988, anno della Classic Malts Selection, e da allora è il benchmark della torba elegante: il fumo non è potenza, è trama. Matura almeno sedici anni in botti ex-bourbon con una quota di ex-sherry, senza una dichiarazione precisa sul dettaglio delle botti. Online in Italia si trova tra 70 e 95 euro.
Naso: l’apertura è immediatamente Lagavulin, fumo di torba compatto, cenere fine e quella firma salmastra che richiama alghe, iodio e roccia bagnata. Dopo pochi secondi emergono note più dolci, da malto e vaniglia, e una sfumatura che tende al miele scuro e al caramello. Con l’aria arrivano tabacco dolce, cuoio, legno, spezie e frutta secca.
Palato: l’ingresso è caldo e rotondo, la torba c’è subito ma non morde. Più che aggressivo è avvolgente, con una progressione che alterna dolce e salato. Ritornano malto, toffee, vaniglia, poi arriva una parte più secca e speziata, quasi pepata, che asciuga il sorso. La nota marina resta presente come filo conduttore.
Finale: lungo, affumicato, con una persistenza che torna su cenere e spezia. Resta una dolcezza delicata di vaniglia e caramello insieme a note più amare e secche di legno e cacao. Non cerca l’effetto speciale: punta sulla coerenza e sulla durata.
Voto: 87/100.
Il Laphroaig 10 al 40%
Il Laphroaig 10 è la bottiglia che definisce la baseline della distilleria: un torbato medicinale e marino, diretto, costruito più sulla firma che sulla sorpresa. Matura dieci anni in botti ex-bourbon americane e viene imbottigliato al 40% per l’Europa. È il più facile da trovare dei due, anche al supermercato, tra 34 e 45 euro.
Naso: torba immediata, con un registro medicinale netto. Iodio, alghe, sale marino, poi vaniglia e legno chiaro. Dopo dieci minuti tende ad aprirsi: arriva un limone più definito e una dolcezza tipo toffee o miele chiaro. La nota di cerotto rimane, ma diventa meno appuntita e più integrata nel fumo.
Palato: ingresso asciutto e affumicato, con una salinità che dà struttura. La parte medicinale è presente ma non monopolizza tutto: compaiono vaniglia, caramello, liquirizia leggera e una spezia sottile tipo pepe bianco. Non ha la densità oleosa delle versioni cask strength, però tiene l’equilibrio tra fumo e dolcezza.
Finale: medio, più secco che dolce. Rimangono cenere, sale e una scia medicinale persistente, con un ritorno di liquirizia e un amaro da legno. Non è un finale lungo né impegnativo, ma è coerente e netto.
Voto: 84/100.
Le differenze
La prima variabile è l’età. Sei anni in più di botte tolgono al Lagavulin le spigolosità del distillato giovane e spostano il fumo da attacco a struttura: la torba c’è, ma sta sotto, tiene insieme il resto. Il Laphroaig a dieci anni mostra ancora il distillato nudo, ed è quello con il fenolo più ospedaliero dell’isola: cerotto, disinfettante, iodio. Non è una questione di quantità di torba, i ppm sono simili, è la natura del fumo che cambia tra le due case.
La seconda è la botte. La quota di ex-sherry del Lagavulin porta il miele scuro, il tabacco, la frutta secca, il cacao del finale. Il Laphroaig resta sul bourbon: vaniglia, limone, miele chiaro, tutto più diretto e più asciutto. Nel bicchiere questo si traduce in due finali diversi: il 16 chiude lungo, dolce-amaro e speziato; il 10 chiude medio, secco e salino.
La terza è la gradazione, che conta meno di quanto uno possa pensare. Tre punti percentuali separano 43 da 40, e nessuno dei due ha il corpo oleoso di un cask strength. Il Lagavulin sembra più denso soprattutto per l’età e per la botte, non per l’alcol. Il prezzo, infine: in Italia il 16 costa in media il doppio del 10. Una parte di quel gap è tempo di magazzino reale, sedici anni contro dieci; una parte è il nome, e conviene saperlo quando il Lagavulin sale verso i 95 euro.

Quale delle due
Il Lagavulin 16 è la scelta per chi vuole un torbato maturo e composto, da dopo cena, con il fumo integrato in dolcezza e spezia: la bottiglia che non mette in crisi gli ospiti già abituati alla torba, e che guadagna con dieci minuti nel bicchiere. Il Laphroaig 10 è la scelta per chi vuole la firma medicinale di Islay nella forma più chiara e più economica, una bottiglia da riaprire spesso senza pensarci troppo, e il classico da ordinare al bar quando non c’è altro di torbato serio.
Sono due registri diversi. Se la nota da farmacia dà fastidio, il Laphroaig non diventa buono con l’abitudine, e il Lagavulin è la risposta. Se invece il Lagavulin sembra troppo rotondo e si cerca più sale e più cenere, il Laphroaig a metà prezzo è la risposta, e resta una delle bottiglie migliori tra i torbati sotto i 50 euro.
A parità di spesa il confronto non è alla pari: con il prezzo di un Lagavulin 16 si comprano due Laphroaig 10. Il 16 vale la differenza se si vuole l’eleganza di un whisky maturo; il 10 vince su rapporto qualità prezzo e su identità.
