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Il progetto Diageo per il ripristino delle torbiere, cosa cambierà?

Nei giorni scorsi Diageo, il gigante dietro Lagavulin, Caol Ila, Port Ellen, Talisker e molti altri whisky scozzesi, ha annunciato un piano da fino a 5 milioni di sterline in cinque anni per contribuire al ripristino delle torbiere scozzesi. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2030 a restaurare fino a 3.000 ettari di torbiera degradata, in collaborazione con partner specializzati come Caledonian Climate e Wetlands International.

La notizia è stata rilanciata da vari media di settore, qui proviamo a guardarla dal punto di vista di chi ama i whisky torbati: cosa sono davvero queste torbiere, perché sono così importanti per il whisky e quanto può contare un progetto di questo tipo sul futuro dei nostri dram affumicati?

Le torbiere scozzesi: perché contano (anche) per il whisky

La torba non è solo “combustibile per affumicare il malto”. Le torbiere sono ecosistemi complessi, formati da strati di materiale organico che si accumula per migliaia di anni in condizioni molto umide. In Scozia si stima la presenza di circa 2,3-2,4 milioni di ettari di suoli torbosi, e una quota molto ampia è considerata degradata o drenata.

Perché sono così importanti?

  • Carbonio: le torbiere sono enormi serbatoi di carbonio. Quando vengono drenate o danneggiate, passano da “cassaforte” a fonte di emissioni.
  • Acqua: funzionano come una spugna naturale. Rallentano il deflusso, riducono il rischio di alluvioni e filtrano l’acqua che poi finisce anche nei ruscelli e nelle sorgenti usate dalle distillerie.
  • Biodiversità: brughiera, muschi, uccelli di brughiera e una lunga lista di specie dipendono da questi habitat.

Dal punto di vista del whisky, la torba è doppiamente rilevante: viene usata per affumicare il malto, ma le torbiere contribuiscono anche alla regolazione idrica dei bacini da cui le distillerie attingono acqua. Non è solo una questione di “fumo nel bicchiere”, ma di funzionamento complessivo dei paesaggi in cui nascono i nostri torbati.

Il piano Diageo: numeri, partner e tempi

Il cuore dell’annuncio Diageo è un impegno fino a 5 milioni di sterline distribuiti su cinque anni, con l’obiettivo di co-finanziare progetti che riportino in salute fino a 3.000 ettari di torbiere scozzesi entro il 2030.

Alcuni elementi chiave:

  • Co-finanziamento: Diageo non agisce in solitaria ma partecipa a progetti che si intrecciano con i programmi pubblici già esistenti dedicati alle torbiere.
  • Caledonian Climate: è il partner operativo che aiuta a identificare le aree, progettare gli interventi e coordinarne l’esecuzione.
  • Wetlands International: fornisce supporto scientifico e metodologico sul monitoraggio dei benefici in termini di carbonio, acqua e biodiversità.

Nelle comunicazioni ufficiali si parla di migliorare la capacità delle torbiere di immagazzinare carbonio, aumentare la resilienza idrica dei paesaggi e proteggere gli habitat. Al tempo stesso viene sottolineato il legame con la filiera del whisky: torbiere più sane significano anche un contesto ambientale più stabile per la produzione di Scotch nel lungo periodo.

Per capire le proporzioni: la Scozia punta a restaurare complessivamente circa 250.000 ettari di torbiera degradata entro il 2030, con un impegno pubblico molto consistente. In questo quadro, i 3.000 ettari legati al progetto Diageo sono una porzione piccola ma comunque significativa, anche perché sostenuta direttamente da un attore privato del settore.

Meno torba nei maltings: cambierà il profilo dei whisky torbati?

Accanto alla restaurazione delle torbiere, Diageo sta sperimentando modi per ridurre la quantità di torba usata nei propri maltings senza rinunciare a uno stile torbato riconoscibile. Le prove interne avrebbero già portato a una riduzione di circa il 5% della torba per tonnellata di orzo, con l’obiettivo di scendere ulteriormente man mano che la tecnologia e i processi lo consentono.

Per chi beve Lagavulin, Caol Ila o Port Ellen la domanda è immediata: se usano meno torba, i whisky saranno meno affumicati? La risposta, almeno nel breve periodo, non è così lineare.

La “torbosità” percepita dipende da molti fattori:

  • quanto a lungo il malto viene esposto al fumo di torba;
  • la temperatura e l’umidità durante l’essiccazione;
  • come viene miscelato il malto torbato con eventuale malto non torbato;
  • quanto “sopravvive” di fenoli in fase di fermentazione, distillazione e maturazione.

Ridurre leggermente la torba bruciata per tonnellata di orzo non significa automaticamente passare da un profilo “falò in riva al mare” a un fumo appena accennato. A parità di processi, un taglio estremo si sentirebbe; ma piccoli aggiustamenti, soprattutto se accompagnati da un uso più efficiente del fumo, potrebbero essere quasi invisibili nel bicchiere per il bevitore medio e percepibili solo in degustazione comparata molto attenta.

Più interessante, nel medio periodo, sarà capire se queste sperimentazioni porteranno a stili torbati leggermente diversi: per esempio un uso più mirato della torba in fase di produzione di malti molto fenolici da miscelare in percentuali studiate per i singoli distillati.

Tra sostenibilità e greenwashing: come leggere questo annuncio

Ogni volta che un grande gruppo annuncia un progetto ambientale, il sospetto di greenwashing è dietro l’angolo. Vale la pena farsi alcune domande anche qui.

Cosa c’è di “marketing” nel piano Diageo?

  • Il linguaggio è molto allineato ai trend ESG: si parla di futuro del whisky, di tutela dei paesaggi, di ripristinare “più torba di quanta se ne utilizzi”.
  • La cifra assoluta è importante per un singolo progetto, ma resta contenuta se confrontata con le dimensioni del gruppo e con il costo complessivo della transizione climatica nel settore.

Cosa c’è di concreto dietro la parte comunicativa?

  • I progetti si inseriscono in iniziative coordinate di restaurazione delle torbiere, con obiettivi e metriche definite a livello pubblico.
  • Il coinvolgimento di partner tecnico-scientifici come Wetlands International suggerisce un approccio orientato a risultati misurabili su carbonio, acqua e biodiversità.
  • La scelta di intervenire su torbiere già degradate riduce il rischio di progetti di facciata e va nella direzione indicata da molte ricerche sulle soluzioni basate sulla natura.

In altre parole, non è il progetto che da solo cambia il destino delle torbiere scozzesi, ma nemmeno un semplice annuncio vuoto. È un tassello limitato ma reale di un puzzle più grande, in cui il settore del whisky viene chiamato sempre di più a partecipare agli sforzi di restaurazione e non solo a sfruttare la torba come risorsa.

Cosa significa tutto questo per chi ama i whisky torbati

Dal punto di vista di chi stappa bottiglie torbate oggi, l’effetto immediato sarà probabilmente nullo: al momento non sono stati annunciati cambi di ricetta drastici per Lagavulin, Caol Ila o gli altri single malt torbati del portafoglio Diageo, e i tempi delle torbiere e dei progetti ambientali sono per definizione lunghi.

Nel medio periodo però possiamo aspettarci alcuni effetti indiretti:

  • più sperimentazioni su come usare la torba in modo efficiente, con possibili differenze di stile tra linee classiche e imbottigliamenti più spinti;
  • una maggiore attenzione al tema della provenienza della torba e dello stato di salute delle torbiere legate alle singole distillerie;
  • un dibattito sempre più forte tra puristi della torba “come una volta” e chi vede nella riduzione dell’impatto ambientale una condizione minima per continuare a bere torbati con una certa tranquillità.

Per chi ama i whisky torbati, la domanda chiave forse non è se la torba sparirà dal whisky, ma se riusciremo a continuare a usarla in modo compatibile con la sopravvivenza delle torbiere stesse. I prossimi anni diranno quanto iniziative come quella di Diageo avranno un impatto reale sul territorio e, di riflesso, sul carattere dei dram che abbiamo nel bicchiere.

Francesco De Val

Appassionato di whisky torbati, ha visitato Islay per tre anni di fila.

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