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Dazi USA sullo Scotch azzerati: cosa cambia

Dazi USA sullo Scotch azzerati dal 24 luglio 2026

Dal 24 luglio 2026 lo Scotch whisky entra negli Stati Uniti senza dazi. Il prelievo del 10% in vigore dal 2 aprile 2025, quello imposto su tutte le merci britanniche, è stato tolto per il whisky e solo per il whisky: Donald Trump lo aveva promesso il 30 aprile 2026, il giorno dopo la visita di Stato di re Carlo III a Washington, e ci sono volute dodici settimane perché diventasse operativo. Gli Stati Uniti sono il primo mercato dello Scotch per valore, 933 milioni di sterline nel 2025, e il dazio è costato al settore circa 20 milioni di sterline al mese per quindici mesi.

Cosa è cambiato e cosa no

L’esenzione vale per i codici doganali del whisky, quindi copre lo Scotch ma anche il whisky prodotto in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. Il dazio del 10% sulle merci britanniche resta in vigore: il whisky è stato scorporato come categoria, nessun’altra merce ha avuto lo stesso trattamento. In cambio il bourbon entra nel Regno Unito alle stesse condizioni, un accordo che il primo ministro scozzese John Swinney ha chiamato “zero per zero“. Il legame conta più di quanto sembri: le distillerie scozzesi comprano ogni anno botti ex-bourbon dal Kentucky per circa 200 milioni di sterline. Irish whiskey, Cognac e Champagne restano invece soggetti ai dazi americani, e dal 19 agosto 2026 il whisky canadese paga il 50%.

Quanto è costato

Non è la prima volta che il whisky finisce in mezzo a una disputa commerciale. Nell’ottobre 2019 il single malt scozzese era stato colpito da un dazio del 25% per la lite Airbus-Boeing, una disputa con cui il whisky non c’entrava nulla: le esportazioni verso gli Stati Uniti calarono di circa un terzo e il settore stimò 500 milioni di sterline di perdite prima della sospensione del 2021. Con il dazio del 2025, in vigore fino al 24 luglio 2026, le esportazioni verso gli USA sono scese del 15% in volume e del 7% in valore tra maggio e dicembre 2025. Sull’intero 2025 il mercato americano ha perso il 4% in valore e il 9,2% in volume, su un totale di circa 120 milioni di bottiglie spedite negli Stati Uniti. A settembre 2025 la Scotch Whisky Association contava già oltre mille posti di lavoro persi in Scozia.

I prezzi scenderanno?

Negli Stati Uniti i prezzi scenderanno poco e lentamente, e il perché interessa anche chi segue i listini dall’Italia. I dazi non si applicavano al prezzo di scaffale ma al valore doganale dichiarato dall’importatore, prima di trasporto, distribuzione, tasse statali e margine del negozio: su una bottiglia da 60 dollari valeva pochi dollari, non sei dollari. Le bottiglie già sdoganate con il dazio pagato continueranno a essere vendute ai prezzi più alti fissati quando i dazi erano ancora in vigore. Importatori e distributori, che nel 2025 avevano assorbito parte dell’aumento per non perdere vendite, hanno pochi motivi per girare adesso la differenza al cliente. Un sondaggio di The Whiskey Wash su 1.025 lettori americani a maggio 2026 dice che il 58,1% si aspetta che il risparmio resti a rivenditori e importatori, e solo il 26,1% conta di pagare meno. Quando nel 2021 fu sospeso il dazio del 25%, le esportazioni ripartirono in fretta e i prezzi al dettaglio quasi non si mossero.

Per l’Italia l’effetto diretto è zero: i dazi americani non toccano i listini europei. Quello indiretto conta di più: i prezzi ai minimi di cui abbiamo scritto a luglio, con l’Ardbeg 10 a 31 euro e il Lagavulin 16 a 51, dipendono in buona parte dai magazzini pieni. Se il mercato americano ricomincia ad assorbire bottiglie, resta meno merce da smaltire in Europa, e se nell’autunno 2026 quei prezzi bassi si faranno meno frequenti, una delle cause sarà anche questa.

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Francesco De Val

Appassionato di whisky torbati, ha visitato Islay per tre anni di fila.

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