Bunnahabhain è una delle distillerie più isolate di Islay, in fondo a una strada a una sola corsia sulla costa nord-est, e quella che va più controcorrente: la gran parte del suo whisky è non torbato. Su un sito dedicato ai torbati sembra un intruso, ma ha una versione affumicata, il Toiteach A Dhà, e il resto della gamma aiuta a capire cosa resta di Islay quando le togli la torba.
Le origini (1881-1887)
La fonda nel 1881 William Robertson, della ditta di Glasgow Robertson & Baxter, insieme ai fratelli William e James Greenlees. La produzione parte nel 1883. La location scelta è una baia isolata vicino a Port Askaig: per farci una distilleria bisogna costruire anche le case per i lavoratori e un molo, perché orzo e botti arrivano e partono via mare.
Il mare resta la via di comunicazione principale per molto tempo: secondo la distilleria, Bunnahabhain si raggiungeva solo in barca fino agli anni Sessanta, quando arriva la strada, e l’ultima consegna via nave è stata nel 1993. Nel 1887 la società confluisce nella Highland Distillers, il gruppo che poi diventerà Edrington.
Dai blend al single malt (1887-2019)
Per quasi un secolo Bunnahabhain lavora per i blend: Famous Grouse, Cutty Sark e più tardi Black Bottle. Nel 1963 gli alambicchi raddoppiano, da due a quattro, e nello stesso anno chiude la maltazione interna. Nel 1982 la crisi del mercato la ferma per due anni, e alla ripartenza del 1984 la produzione resta comunque bassa a lungo.
Il single malt arriva sugli scaffali solo alla fine degli anni Ottanta, con l’autoironico slogan “the unpronounceable malt”. Nel 2003 Edrington vende Bunnahabhain e Black Bottle a Burn Stewart per 10 milioni di sterline; nel 2013 Burn Stewart passa a Distell, il gruppo sudafricano. Quando nel 2023 Heineken compra Distell, il whisky scozzese resta fuori: ad oggi Bunnahabhain è di CVH Spirits, che fa capo alla holding sudafricana Capevin, in cui dal 2024 ha una quota di minoranza anche Campari. Nel 2019 sono partiti i lavori di rinnovamento da circa 11 milioni di sterline, con la demolizione dei vecchi magazzini sul mare per fare spazio al nuovo centro visitatori.
Produzione e stile
Il malto ha al massimo 2 ppm, cioè praticamente non torbato. Circa il 20% della produzione però è fortemente torbata, con malto ad almeno 35 ppm, e finisce soprattutto nel Toiteach A Dhà. L’acqua arriva dalla sorgente di Margadale e le fermentazioni in sei tini di legno durano tra le 50 e le 100 ore.
Gli alambicchi sono quattro e molto grandi: i due di prima distillazione hanno una capacità di 35.000 litri ma vengono caricati con meno della metà. Con tanto rame a disposizione e cariche basse, il distillato esce leggero. Nel bicchiere Bunnahabhain è dolce, liquoroso, fruttato, con una nota di zenzero speziato che è il suo segno di riconoscimento, e a volte una punta salata nelle botti refill.
Il core range
Quasi tutta la gamma è imbottigliata al 46,3%. I prezzi sono quelli dello shop ufficiale a settembre 2026, in euro i prezzi tipici degli ecommerce italiani alla data di redazione dell’articolo, se disponibili.
- Bunnahabhain 12 (46,3%): la bottiglia che ha fatto conoscere la distilleria, non torbata. 47 sterline, intorno ai 52 euro in Italia.
- Stiùireadair (46,3%): senza età, il più economico della gamma a 38 sterline.
- Toiteach A Dhà (46,3%): la versione torbata, quella da cui partire su questo sito. 47 sterline, intorno ai 57 euro in Italia.
- Bunnahabhain 18 (46,3%): sei anni in più del 12, a 135 sterline.
- Bunnahabhain 25, 30 e 40: le età alte, a 500, 650 e quasi 3.000 sterline.
Le botti
La tradizione di Bunnahabhain è lo sherry: le botti ex-sherry danno al distillato leggero una dolcezza ricca, frutta secca e un corpo che da solo non avrebbe. Il sito ufficiale presenta proprio così il suo stile, non torbato e legato alle botti di sherry. Le refill lasciano più spazio al distillato e alla sua salinità.
Ma una particolarità, di cui si sa e si parla poco perché figlia di indiscrezioni legate al mondo degli addetti ai lavori, risiede nella qualità delle botti. Più persone sull’isola infatti sostengono che uno dei pregi della distilleria sia quello di poter usufruire di botti, specialmente quelle sperimentali, di qualità nettamente superiore rispetto alla media delle altre distillerie dell’isola. A quanto sembra lo si deve alle dirette forniture di botti da produttori di vino, bourbon e altri distillati del gruppo Distell, di cui la distilleria ha fatto parte fino al 2023. Prendetelo però con le pinze: sono informazioni non confermate che ho sentito nei bar di Islay.
Oggi
Bunnahabhain si trova sul Sound of Islay, lo stretto davanti a Jura, a pochi chilometri da Caol Ila e Ardnahoe. Chi cerca torba deve guardare alle sue versioni torbate, che nella nostra guida ai torbati sotto i 50 euro segnaliamo ormai sopra quella soglia.
Bunnahabhain è la prova che Islay non è solo torba: stesso mare, stessa isola, un whisky dolce e speziato. E quando decide di affumicare, lo fa con un carattere suo.
