Ardnahoe è la distilleria che un imbottigliatore indipendente ha deciso di costruirsi da solo. Dopo decenni passati a selezionare e imbottigliare whisky altrui, la famiglia Laing ha aperto la propria distilleria sulla costa nord-est di Islay, affacciata sul Sound of Islay. È una realtà giovane e dalla gamma ancora ristretta, ma con un’impronta produttiva chiara: alambicchi con worm tub, torba di Islay e un distillato pensato per avere corpo. Non cerca di stupire, prova a fare bene le cose.
La nascita (2016-2019)
Dietro Ardnahoe c’è la Hunter Laing & Co, casa di imbottigliamento di Glasgow fondata nel 2013 da Stewart Laing con i figli Andrew e Scott. Per chi ha passato una vita a comprare e imbottigliare il distillato di altri, costruire una distilleria propria a Islay è il passo che chiude il cerchio. Hunter Laing è nota per le sue serie di imbottigliamenti indipendenti, da Old Malt Cask a Old & Rare, e con Ardnahoe mette per la prima volta mano a un distillato tutto suo. I lavori vanno avanti tra il 2016 e il 2018: il primo distillato esce dagli alambicchi nell’ottobre 2018 e la prima botte viene riempita poco dopo. L’inaugurazione ufficiale arriva nell’aprile 2019, quando apre anche il visitor centre. È la prima nuova distilleria aperta a Islay in quindici anni.
La distilleria sorge sulla costa nord-est dell’isola, poco a nord di Port Askaig, sulla strada per Bunnahabhain e a due passi da Caol Ila, affacciata sul Sound of Islay. L’acqua arriva dal Loch Ardnahoe, morbida e filtrata da torba e roccia. Il visitor centre ha un caffè e whisky bar con vista sui Paps of Jura, le montagne dell’isola di fronte.


A dare forma al distillato è stato Jim McEwan, una delle figure più note del whisky di Islay. Uscito dalla pensione dopo aver lasciato prima Bowmore e poi Bruichladdich, nel 2017 accetta il ruolo di Production Director ad Ardnahoe: è lui a definire gli alambicchi, i tempi di lavorazione e il carattere del distillato nei primi anni. McEwan si è poi ritirato di nuovo, e oggi la distilleria è guidata da David Livingstone, distillatore islayano di terza generazione cresciuto in una famiglia legata a Lagavulin.
Produzione e stile
Ardnahoe ha fatto una scelta inusuale per una distilleria nuova: i worm tub, i condensatori a serpentina immersi in acqua fredda che quasi nessuno installa più. È l’unica distilleria di Islay ad averli, e contano: il vapore tocca meno rame in fase di condensa, e il distillato esce più pesante e oleoso. Allo stesso tempo gli alambicchi hanno lyne arm tra i più lunghi della Scozia, che vanno nella direzione opposta e aggiungono leggerezza e frutto. La combinazione è voluta, e dà un distillato descritto come fruttato e torbato insieme. Nel bicchiere ci si aspetta un torbato costiero, con la frutta e una scia oleosa a smussare il fumo.
Il resto della lavorazione è classico ma curato: orzo torbato fino a circa 40 PPM dal Port Ellen Maltings, fermentazioni lunghe, tra le 65 e le 70 ore, in tini di pino dell’Oregon, una capacità intorno al milione di litri l’anno. La maturazione parte dalle botti ex-bourbon, con lo sherry usato nelle edizioni speciali, e l’imbottigliamento è senza filtrazione a freddo né colorante. Non c’è la rincorsa all’effetto speciale: Ardnahoe punta a fare bene un torbato di Islay con un corpo riconoscibile, e per ora si tiene su questa linea.
Il core range e le release
La gamma è ancora giovane e ristretta, ma è cresciuta in fretta: il core range poggia ormai su tre espressioni stabili, l’Infinite Loch, la Bholsa e il Cask Strength.
- Infinite Loch: la prima release ufficiale (2024), a 50%, da botti ex-bourbon e oloroso; prende il nome dal Loch Ardnahoe. Torbato e fruttato, con cioccolato fondente e un finale sapido. Intorno agli 80 euro.
- Bholsa: la seconda espressione core, a 50%, maturata soprattutto in botti oloroso; il nome viene dalle grotte di Bholsa vicino alla distilleria. Più scura e speziata, con frutta rossa, noci, uvetta e una chiusura pepata.
- Cask Strength: 5 anni, da botte first-fill bourbon, intorno al 60-61% e non diluito; uscito finora in due batch (2025 e 2026).
Accanto al core range escono le edizioni firmate. La Manager’s Selection è stata il primo single cask della distilleria, 232 bottiglie a 58,4% da una botte ex-bourbon scelta dal manager David Livingstone, ed è la mia preferita finora. La Chairman’s Selection, una composizione multi-botte di sherry e bourbon a 60,2%, è la prima firmata dal fondatore. E ogni anno arriva una bottiglia per il Fèis Ìle, come il 7 anni a 59,7% del 2026.
Single cask e mercato
Ardnahoe ha ancora pochi anni, e tutto quello che imbottiglia oggi viene dalla sua produzione d’avvio: sono whisky giovani, dello stesso periodo iniziale. Anche le edizioni singole come la Manager’s Selection sono selezioni fatte dalla distilleria su quelle scorte, non bottiglie diverse per origine. Le release limitate, poche centinaia di bottiglie ciascuna, si esauriscono in fretta, e qualcuna comincia a comparire nelle aste: un mercato secondario ancora piccolo, mosso dalla curiosità per una distilleria giovane e destinato a crescere man mano che le scorte invecchiano.

Oggi e domani
Nell’aprile del 2026 Ardnahoe ha perso il suo fondatore: Stewart Laing è scomparso a 79 anni. La distilleria resta in mano alla famiglia, con i figli Scott e Andrew alla guida del gruppo, e la Chairman’s Selection uscita poche settimane dopo, composta sulle sue indicazioni, ne è di fatto un omaggio. Per il resto Ardnahoe è quello che ci si aspetta da una distilleria di pochi anni: scorte ancora giovani, una gamma che cresce piano, con la Bholsa e il Cask Strength arrivati di recente. Va con calma, ma la direzione sembra quella giusta.
Ardnahoe non è la distilleria che riscrive le regole, ed è giusto così. Fa un torbato di Islay con un corpo pieno, lo imbottiglia onesto e si prende il tempo di farlo crescere. La Manager’s Selection resta la cosa che ho apprezzato di più, e man mano che le scorte invecchiano è una delle distillerie giovani che seguo con più curiosità.
